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"Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it
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×Mai come in questo periodo, il mondo si è diviso tra quanti vedono i dazi come il fumo negli occhi e propongono, pertanto, una reazione uguale e contraria nei confronti di chi pretende di applicarli e quanti, invece, optano per un atteggiamento più morbido, che si sforzi, in sostanza, di dare vita ad un negoziato utile per limitare i danni. In realtà, anche per le guerre commerciali, dovrebbe valere il principio che informa un po’ tutte le cose della vita e che ci spiega come, in generale, i torti, le ragioni ed i vantaggi non stiano mai da una sola parte. Ad esempio, nel caso dei dazi, chi decide di porli in essere farebbe bene a considerare non soltanto le sue aspettative più positive (e cioè, maggiori entrate per lo Stato che consentano sgravi sui prelievi fiscali interni e incremento delle produzioni e dei livelli occupazionali), ma anche altri elementi della questione che dovrebbero, invece, indurre ad un minimo di prudenza in più. Infatti, un’imposta sui beni prodotti all’estero comporta certamente un aumento dei loro prezzi, ma non necessariamente anche una diminuzione dei loro consumi. Questo perché, se si tratta di beni indispensabili, la loro domanda interna tenderà, comunque, a rimanere praticamente invariata e così gli inevitabili aggravi di prezzo dovuti alle barriere doganali non potranno fare altro che andare ad alleggerire i portafogli dei consumatori. I quali, loro malgrado, si vedranno, egualmente, sempre costretti a non interrompere i loro acquisti. I dazi possono, dunque, risultare decisamente penalizzanti soprattutto per le fasce di popolazione meno abbienti, dal momento che chi si può permettere di pasteggiare a Champagne difficilmente smetterà di farlo soltanto perché la bottiglia è aumentata di una manciata di dollari...Altra è, invece, la condizione in cui verrebbero a trovarsi le persone che, già normalmente, stentano ad arrivare alla fine del mese... Ma se sulle spalle del paese importatore rischiano di abbattersi questi guai di natura inflattiva, altri non meno seri (ma di tipo recessivo) incombono, invece, sulle economie dei paesi esportatori, i quali, con ogni probabilità, dovranno registrare un calo delle loro produzioni e, di conseguenza, anche l’aumento della disoccupazione. Due tipi di malattie, queste, che, messe insieme, concorrono a favorire la formazione di un quadro economico decisamente temuto a livello globale: quello cioè, della “stagflazione”. Ossia, di una situazione nella quale coesistono sia un aumento generale dei prezzi, che una mancanza di crescita dell’economia in termini reali. Pertanto, i dazi – almeno nel breve periodo – causano danni sia chi li applica, che a chi li subisce: e non sarà nemmeno l’adozione di politiche ritorsive ad attenuarne gli effetti negativi. Anzi, in questi casi, la tentazione di ripagare della stessa moneta chi ci ha aggrediti commercialmente, non farebbe altro che aggiungere ulteriori incertezze a quelle che già ci sono. E non a caso, tra un proclama bellicoso di Washington ed una levata di scudi da parte di Bruxelles, in questi ultimi tempi, l’andamento di tutte le principali Borse del mondo ha espresso, in modo più che chiaro, quanto siano pessimistiche le previsioni della finanza globale, in merito agli sviluppi che potranno scaturire da questa, sostanzialmente, immotivata ondata di protezionismo. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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Il tribunale di Parigi ha, dunque, giudicato colpevole Marine Le Pen, unitamente ad altri otto esponenti del suo partito, per aver fatto un uso illecito di fondi europei (circa 2,9 milioni di euro) per retribuire alcuni funzionari del suo Rassemblement National che, in realtà, con l’Europa non avevano nulla a che vedere. Tra le sanzione inflitte alla signora della Destra francese, quella che fa più male è rappresentata senz’altro dall’ ineleggibilità per cinque anni da qualsiasi carica pubblica: pena che va a complicare terribilmente le cose per una forza politica che, come mai prima d’ora, aveva coltivato concrete speranze di affermazione alle prossime elezioni presidenziali del 2027. Certo, ricorreranno tutti in appello, ma ormai il danno di immagine potrebbe risultare difficile da cancellare per questa lucida leader che, in pochi anni, è riuscita a condurre su un terreno di maggiore presentabilità politica, quel partito xenofobo e sostanzialmente fascista ereditato dal padre, guidandolo, abilmente, fino a superare il 34% dei consensi elettorali, alle ultime legislative. L’incidente di percorso è particolarmente grave, specialmente per una forza politica che - come quella di Marine Le Pen – ha, in larga misura, costruito le proprie fortune elettorali denunciando proprio la corruzione dei politici ed i presunti sprechi dell’Unione europea: il tutto, seguendo il solco di quella tradizione, tipica dell’estrema destra, che, da sempre, rivendica la propria superiorità morale rispetto all’arroganza congenita a quelle élite cosmopolite, che sarebbero capaci soltanto di ingannare e sfruttare la gente comune. Adesso però, dopo anni di indagini, la magistratura francese ha portato alla luce alcune inconfessabili responsabilità del Rassemblement National, il quale avrebbe messo a punto un bel meccanismo di truffa - per importi milionari - ai danni del tanto esecrato Parlamento europeo (e, quindi, in definitiva, anche dei contribuenti europei, Italiani compresi). Noi, da garantisti incrollabili quali pensiamo di essere, eviteremo di gettare la croce addosso alla Le Pen fino a che non ci sarà, nei suoi confronti, una sentenza di secondo grado che confermi i contenuti di quella che è stata appena emessa dal Tribunale di Parigi e che sembra, in pratica, aver posto una pietra tombale sulla sua carriera politica. Se le accuse dovessero, infatti, trovare conferma anche in appello, allora, per lei, diventerebbe davvero difficile continuare a presentarsi come l’unica Giovanna d’Arco pulita, in grado di contrapporsi ad un sistema politico marcio. Ironia della sorte, sappiamo che la richiesta di un tipo di norma che prevedesse l’ineleggibilità a vita “per tutti quelli che sono stati condannati per fatti commessi grazie o in occasione del loro mandato”, aveva costituito, per tanti anni, proprio uno dei cavalli di battaglia più usati dalla Le Pen: anzi, si può dire che la legge in base alla quale è stata lei stessa ora condannata, altro non è se non il frutto di una forte pressione esercitata, nel 2016, dal suo partito e da altre formazioni populiste e forcaiole... Insomma, osservando il “caso Le Pen”, viene sul serio da pensare che la dantesca “legge del contrappasso” conservi ancora del tutto inalterata la sua plurisecolare volontà di metterci tutti di fronte alle nostre contraddizioni. E la esercita, a quanto pare, non solo sulle rive dell’Arno, ma, evidentemente, anche su quelle della Senna... "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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Se c’è una cosa che non si può rimproverare a Donald Trump, è proprio l’imprevedibilità. Quella, ad esempio, con cui, come un fulmine a ciel sereno, è sembrato cambiare decisamente orientamento sul come impostare le sue relazioni con Putin. Dopo una sterile serie di lusinghe politiche e di avances di tipo affaristico rivolte al leader del Cremlino, il presidente americano incomincia forse a stancarsi di essere preso in giro come fosse un povero babbeo da manipolare in lungo e in largo. Pertanto, viste le difficoltà fino ad oggi incontrate dalla trattativa - da lui fortemente voluta - per porre almeno una pausa al conflitto in Ucraina , il Tycoon decide ora di cambiare registro e di parlare chiaro, dicendosi , apertamente, “molto arrabbiato” con un Putin che adesso se ne viene anche fuori avanzando l’ipotesi – non concordata insieme - di un governo di transizione a Kiev, da costituirsi sotto l’egida dell’ONU. Sappia, quindi, il non più tanto amico, Valdimir Putin, che se “per colpa della Russia” non si dovesse raggiungere un accordo per “fermare lo spargimento di sangue in Ucraina”, allora gli Stati Uniti applicheranno ulteriori sanzioni al suo Paese. Per la verità, non sono pochi i commentatori che si chiedevano da tempo cosa sarebbe mai successo nel momento in cui Trump avesse perso la pazienza nei confronti dei “tira e molla” abilmente portati avanti dall’ex colonnello del KGB. Prima o poi, doveva per forza capitare, considerato che, almeno fino ad oggi, i Russi non avevano concesso a Washington sostanzialmente nulla: nemmeno uno striminzito “cessate il fuoco”di 30 giorni. Di conseguenza e giunti a questo punto, può Trump continuare a far finta di ignorare che la Russia tutto vuole tranne che una tregua? D’altra parte, è stato lo stesso Putin – al quale non si può certo negare il pregio della schiettezza con la quale espone sempre i suoi programmi – a chiarire, più volte, che quello che chiede ai suoi interlocutori americani non è un contentino tanto per tornarsene a casa dopo aver perso la faccia davanti al resto del mondo, ma è invece, “la risoluzione del problema alla radice”: e cioè, l’annessione dei territori ucraini attualmente occupati e la riduzione ad uno stato praticamente coloniale di ciò che resterebbe di una Ucraina, da lui, ideologicamente, mai riconosciuta come un’entità nazionale autonoma. E’ difficile che due nazionalismi riescano ad andare d’accordo fra di loro: e la cosa sta emergendo anche in questa tragica partita che due pokeristi, abituati a “spennare” il pollo di turno, stanno oggi giocando sulla pelle di migliaia di cadaveri sia russi, che ucraini. Trump, sinora, si era illuso di poter contare su un “ottimo rapporto” con l’autocrate russo, senza però accorgersi del fatto che si è sempre trattato di un’intesa più teorica, che concreta. Certo, i due sono accomunati dallo stesso disprezzo per l’Europa e dal medesimo approccio nel concepire i rapporti internazionali come delle situazioni che si modellano soprattutto con l’uso della mano militare: tuttavia, queste affinità ideologiche non sono, comunque, sufficienti quando si passa dalle parole ai fatti. Ed i fatti di questi ultimi due mesi, hanno detto a Mosca che Trump non ha sospeso – se non per due giorni - gli aiuti all’Ucraina e non è nemmeno riuscito a “mandare a cuccia” quei cocciuti Paesi europei che Putin definiva come dei “cagnolini scodinzolanti” al guinzaglio di Washington... Insomma, se il Cremlino comprende che il sogno di una “nuova Yalta” è destinato a rimanere tale, Donald Trump, per il suo Nobel per la Pace, dovrà attendere tempi migliori. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
Il presidente Trump parla apertamente della necessità, da parte degli Stati Uniti, di prendere il controllo, in una maniera o nell’altra, della Groenlandia, giudicandola una necessità imprescindibile per “la sicurezza nazionale e internazionale”. Tuttavia, non si può certo dire che l’idea avanzata dal Tycoon abbia destato particolari entusiasmi tra i neanche 60mila abitanti della gigantesca isola artica, i quali, in un recentissimo sondaggio, si sono espressi - nella inequivocabile percentuale del 85% - contro ogni prospettiva di sottomissione ai desiderata della Casa Bianca. Anche se, a grande maggioranza, hanno, comunque, preso posizione a favore dell’indipendenza dalla Danimarca: Paese del quale fanno politicamente parte, sia pure a condizioni di grande autonomia amministrativa. Un’aspettativa, questa, che alla lunga potrebbe anche giocare a vantaggio delle mire di Trump, il quale - sebbene sia giunto persino a parlare di un’invasione militare – qualora invece se ne presentasse l’opportunità, preferirebbe senz’altro – o almeno lo vogliamo sperare - ottenere il controllo del territorio artico, attraverso una spontanea associazione della Groenlandia agli Stati Uniti. Magari in una forma che riproducesse, sostanzialmente, i medesimi meccanismi di partnership che uniscono oggi l’Isola nordica al regno di Danimarca. Perché una landa remota come la Groenlandia sia divenuta – per la verità non da oggi - una preda particolarmente attrattiva non solo per gli USA, ma anche per gli altri grandi della Terra, si spiega facilmente, osservando il fatto che, nel suo sottosuolo, sono presenti quantità impressionanti di tutti gli elementi che serviranno per dominare il Pianeta nel futuro: terre rare e minerali per l’industria, petrolio, gas, siti ideali per basi militari, unitamente alle nuove rotte commerciali che, in prospettiva, si apriranno, a causa dello scioglimento dei ghiacci in una regione che si sta scaldando quattro volte più velocemente rispetto al resto del mondo. Stiamo, pertanto, parlando della vera e propria “corsa all’oro” del nostro tempo, poiché in gioco non c’è soltanto l’economia, ma anche l’egemonia tecnologica e militare. Spiace che, purtroppo, in tale scenario, a brillare per la sua afonia (o quasi) sia proprio la voce di un’Europa che, al massimo, riesce a farsi sentire soltanto quando rientra nel coro della NATO. Ed a questo proposito, forse non tutti sanno che, nei mesi scorsi, la Brigata Alpina Taurinense – proprio nell’ambito di un’esercitazione dell’Alleanza Atlantica - ha testato le sua capacità operative in contesti di guerra tra i ghiacci, in una località norvegese che si trova a circa duecento chilometri dai confini russi e nella quale le temperature percepite sono comprese tra i meno 30 ed i meno 40 gradi. Per gli Alpini, si è trattato di un’esperienza mirata ad incrementare le proprie capacità di vivere, muoversi e combattere in un ambiente artico, nelle cosiddette condizioni di “cold weather operations”: ossia nelle operazioni a climi rigidi che comportano situazioni di estremo stress psicofisico. Di conseguenza, alla luce di certe informazioni che ci arrivano in merito alle nostre manovre militari, faremmo forse bene ad abituarci anche all’idea che, per il nostro Paese, la Groenlandia non sarà mai più un pianeta così lontano. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
L’avvento dell’amministrazione Trump si configura ormai, in modo sempre più chiaro, come una seria minaccia alle economie dell’Unione europea la quale, suo malgrado, viene adesso a trovarsi – proprio in quella che è, certamente, la fase più delicata dei suoi ultimi ottant’anni – nella sgradevolissima situazione di sentirsi del tutto impreparata, dinanzi ad un pericolo tanto grave, quanto inatteso. E non stiamo parlando solamente della questione dei dazi che, in realtà, non è altro che un aspetto particolare – sia pure rilevantissimo – della nuova strategia di una Casa Bianca, che non fa più alcun mistero di voler modificare profondamente i suoi rapporti con il Vecchio Continente, non riconoscendolo più come un partner strategico, ma piuttosto – come recentemente emerso anche dalla penosa vicenda del “Signalgate” – alla stregua di una congrega di Paesi “scrocconi”, tenuti insieme soltanto dalla volontà di “fregare gli Stati Uniti”… Dinanzi a certe affermazioni decisamente sconcertanti, cui seguono – quasi ogni giorno – sorprendenti “giri di valzer” della diplomazia americana, viene inevitabile domandarsi se l’unità occidentale possa ancora, in un modo o nell’altro, sopravvivere in presenza di divergenze di opinioni così profonde come, ad esempio, quella che si è venuta a creare in merito alle relazioni con la Russia di Putin. Ed a questo proposito, avvertiamo il rischio molto concreto che, in mancanza di una sua risposta forte ed immediata – sia sul terreno della politica militare, che su quello della salvaguardia dei suoi interessi economici – l’Unione europea sia destinata ad un futuro di sostanziale irrilevanza. E l’Italia, in uno scenario di questo tipo, può davvero permettersi di assistere senza reagire al dissolversi del suo sistema industriale che – non dimentichiamolo – è il secondo in Europa, nonché il più diversificato e il più dinamico? I vincoli e l’incapacità che, solitamente, Bruxelles manifesta quando si tratta di prendere provvedimenti rapidi ed efficaci, inducono purtroppo a dubitare del fatto che saprà rivelarsi, almeno in questi frangenti, effettivamente in grado di elaborare politiche industriali, energetiche o militari unitariamente adeguate alla svolta epocale stiamo vivendo. Naturalmente speriamo di venire smentiti dai fatti, ma se ciò non dovesse accadere, sarebbe pure ragionevole, per il nostro Paese, individuare spazi di manovra autonomi a livello di commercio globale. D’altra parte, parlare di interessi nazionali non significa affatto schierarsi su posizioni anti comunitarie. Anzi, tutti gli Stati europei hanno interessi nazionali e li tutelano (vedi soprattutto Francia e Germania) senza, tra l’altro – spesso e volentieri – guardare in faccia a nessuno… Comunque, rinviamo, per ora, a tempi migliori la nascita degli Stati Uniti d’Europa e limitiamoci a considerare che sarebbe già molto soddisfacente se Bruxelles riuscisse, fin da oggi, a convogliare le svariate istanze nazionali verso un più ampio interesse di dimensione davvero continentale, applicandosi, in particolare, su temi realmente strategici come la difesa militare, le politica energetica, quella industriale ed il ridimensionamento della sua miope burocrazia che – come è noto – è all’origine di tante storture. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 C'erano piani di guerra nelle chat segrete sull’attacco americano contro gli Houthi | Il Corsivo di Giovedì 27 Marzo 2025 2:29
C'erano piani di guerra nelle chat segrete sull’attacco americano contro gli Houthi. Non svaniscono le polemiche sul contenuto delle chat segrete relative all'attacco americano contro gli Houthi nello Yemen, soprattutto dopo la pubblicazione di nuovi documenti da parte del magazine "The Atlantic". Il direttore del giornale Jeffrey Goldberg era stato inserito per errore nel gruppo Signal, una piattaforma di messaggistica non intercettabile, e poi introdotto in un gruppo ristretto, di cui faceva parte anche il vicepresidente J. D. Vance. In queste ore ha pubblicato i piani di guerra contro gli Houthi. Dagli stralci emerge come il capo del Pentagono Pete Hegseth non si era informato su chi facesse parte del gruppo, non si era neppure insospettito per la presenza di un utente sconosciuto come il giornalista Goldberg, comunque ha pubblicato la mattina del 15 marzo tutto il piano d’attacco, trentuno minuti prima che gli F-18 americani entrassero in azione e due ore e un minuto prima che il primo bersaglio Houthi venisse colpito. Le menzogne della Casa Bianca. Oggi Vance commenta: “È molto chiaro che Goldberg ha venduto più di quanto avesse". Ma negli ultimi giorni le figure apicali dell'amministrazione americana avevano affermato menzogne che sono smentite dai fatti, cioè da quello che loro stessi avevano scritto nella chat. Il capo del Pentagono Pete Hegseth aveva dichiarato che nella chat non c’erano piani di guerra. Il capo dell’intelligence Tulsi Gabbard aveva detto alla commissione Intelligence del Senato che non c’era materiale riservato condiviso sul gruppo Signal. Il direttore della Cia, John Ratcliffe, aveva rassicurato la commissione che le sue comunicazioni nel gruppo di messaggi Signal erano assolutamente permesse e legali e non c’erano informazioni riservate. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva difeso il suo staff, affermando che nella chat non c’erano informazioni riservate. Oggi sappiamo invece che i quattro hanno mentito e ci sono le prove. La sensazione è che, in assenza di una opposizione forte e organizzata, tutto passerà in cavalleria ed altre priorità emergeranno nell'agenda di Trump, in grado di distogliere l'attenzione su una sorta di Watergate moderno. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 Irpef, il governo ammette l’errore. In arrivo nuova norma e aliquote | Il Corsivo di Mercoledì 26 Marzo 2025 2:21
Irpef, il governo ammette l’errore. In arrivo nuova norma e aliquote. Alla fine, dopo un lungo tira e molla con la Cgil, il Governo ha ammesso che norma e aliquote Irpef era totalmente sbagliate e bisogna ora rimediare all'errore. Nella sostanza l’acconto Irpef era stato ricalcolato con le vecchie aliquote Irpef più alte. Quindi tutto da rifare. Si, ma come? L'esecutivo annuncia di voler intervenire anche in via normativa per consentire l’applicazione delle nuove aliquote del 2025. Si creerebbe un buco da 250 milioni anche se la cifra però non viene confermata dal ministero dell’Economia: il dicastero di Giorgetti sostiene che l'intervento normativo sarà realizzato in tempo utile per evitare ai contribuenti aggravi in termini di dichiarazione e di versamento delle tasse. Già così, il pasticcio tecnico-politico è fin troppo evidente anche perché un errore grossolano non è mai avvenuto nella storia della Repubblica italiana. Come nasce l'errore. Tutto nasce dal decreto legislativo 216 del 30 dicembre 2023: il provvedimento che ha ridotto da quattro a tre gli scaglioni dell’Irpef riducendo l’aliquota dal 25 al 23% per i redditi tra 15 mila e 28 mila euro. E alzando le detrazioni da lavoro dipendente da 1.880 a 1.995 euro per redditi da lavoro dipendente fino a 15 mila euro. Nel decreto si prevede anche – per gli anni 2024 e 2025 – di ricalcolare le dichiarazioni dei redditi con le vecchie aliquote e detrazioni per determinare se il contribuente è in debito col fisco e quindi deve un acconto. I tecnici di Camera e Senato avevano manifestato un dubbio e chiesto al governo che ne fosse quantificato l’effetto di cassa. Poi in molti se ne sono scordati. I numeri della Cgil. La denuncia della Cgil parlava di un impatto profondo, fino all’intero importo stanziato dal governo per tagliare le tasse e pari a 4,3 miliardi. Il ministero dell’Economia sin da subito aveva invece circoscritto le conseguenze ai soli lavoratori dipendenti titolari di altri redditi. Il sindacato però aveva contestato Giorgetti perché invece ritiene coinvolti pure autonomi e pensionati, anche senza altre entrate oltre a quelle di lavoro e pensione. Per la Cgil la cifra eventuale di 250 milioni non è oggettivamente credibile. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
Il monito di Mattarella: l'Europa creata da statisti coraggiosi. L'Europa? Messa insieme da statisti coraggiosi. Il Capo dello Stato Sergio Mattarella non nomina la premier Giorgia Meloni, neppure i membri della maggioranza che hanno citato, a sproposito, il manifesto di Ventotene scritto da Altiero Spinelli e Eugenio Rossi insieme a Ernesto Colorni, ma delinea chi per primo ha avuto l'idea di Europa. Secondo Mattarella, bisogna riflettere sul contesto in cui si muoveva l'idea europea in quegli anni. “Nel 1945 – sottolinea Mattarella – l’Italia usciva da una guerra devastante. Vi erano state brutali dittature e l’abisso dell’olocausto”. E proprio in questo periodo di tragedie, di disperazioni ci sono stati alcuni statisti lungimiranti che cercarono di capovolgere la situazione con una rivoluzione di pensiero: mettere insieme il futuro dell’Europa. L'Europa si deve aggiornare. Il Presidente della Repubblica Mattarella tiene a precisare che si tratta di un modello imitato nel mondo e dimostra quanto sia stata un’esperienza di successo, anche se ha lacune da colmare come processi decisionali più veloci. Quindi per Mattarella servono risposte veloci e tempestive, perché l’Europa ha bisogno di aggiornarsi. Il Capo dello Stato ricorda anche che quello della nascita dell’Ue è stato un grande fenomeno storico a cui si è aggiunto l’Euro, uno strumento senza il quale i Paesi europei sarebbero stati travolti dalla crisi finanziaria. La moneta comune li ha protetti, ma ora con i dazi di Trump avverrebbe la stessa cosa? Per Mattarella, i mercati aperti corrispondono alla pace e ai nostri interessi vitali di esportazione. I mercati contrapposti mettono in pericolo la fiducia tra i Paesi e la collaborazione internazionale, mentre mercati aperti con commerci comuni creano rapporti di fiducia, di conoscenza, una tessitura di collaborazione che garantisce la pace. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 La sfida di Bernie Sanders a Donald Trump: in marcia con i giovani contro le oligarchie | Il Corsivo di Lunedì 24 Marzo 2025 2:29
La sfida di Bernie Sanders a Donald Trump: in marcia con i giovani contro le oligarchie Nell'immobilismo totale del Partito democratico americano, non ancora ripreso dalla bruciante sconfitta del novembre 2024, cresce negli ultimi giorni un movimento di protesta dal basso contro le oligarchie. Il capo di questa rivolta rimane il vecchio Bernie Sanders, senatore democratico di ispirazione socialista, che incendia le praterie d'America insieme ad un nutrito gruppo di giovani e di rappresentanti al Congresso come Alexandria Ocasio- Cortez. Dai 34mila di Denver ai 24mila di Tucson, agli 11mila di Greeley in Colorado, ai 13mila di Tempe in Arizona, ogni tappa di questo tour anti oligarchico raccoglie sempre più consensi e rappresenta, al momento, l'unica forma di opposizione popolare, fuori dai partiti, che si oppone al pensiero unico di Trump. Il popolo di Sanders La forza di Bernie Sanders sta nelle nuove generazioni che si sentono attratte e rappresentate da questo anziano senatore del Vermont, l'anima più a sinistra del Partito democratico americano . Alcuni sono figli del movimento Black Lives Matter, altri partecipano alle rivolte universitarie proPal, altri ancora sono giovani precari e lavoratori sottopagati. Sono neri e bianchi. Dentro la loro protesta c'è un ragionamento semplice: l'1% più alto può avere enormi ricchezza e potere, ma è solo l'1%; quando il 99% è unito, si può trasformare il Paese. Sanders recupera i vecchi slogan di Occupy Wall Street e li riporta ad oggi: no all'avidità di Trump e dei suoi oligarchi, all'avidità di Wall Street, dei giganti del combustibile fossile, dell'industria sanitaria e bellica. E' politica dal basso che si muove tra un populismo di sinistra e una piattaforma che ha come priorità la difesa dei diritti dei lavoratori licenziati. Per il momento il Partito democratico americano, per quello che conta, sta a guardare dal balcone. Man mano che questo nuovo movimento, guidato da un vecchio che porta un cappello blu e comunica con un megafono, crescerà ancora di numeri dovrà ammettere che qualcosa negli Stati Uniti sta cambiando. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 Consiglio europeo a 26 senza l'Ungheria: sostegno incrollabile a Kiev | Il Corsivo di Venerdì 21 Marzo 2025 2:06
Consiglio europeo a 26 senza l'Ungheria: sostegno incrollabile a Kiev Alla fine, le conclusioni sull'Ucraina sono adottate dal Consiglio europeo con il sostegno di 26 paesi, senza il consenso dell'Ungheria di Orban. L'Italia si allinea nella sostanza a tutti gli altri stati membri dell'Unione e firma senza discutere il documento finale. L'unico punto che ha sottolineato Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen è la partecipazione del capitale privato, attraverso il modello InvestEu, e l'avvio di strumenti europei comuni che non pesino direttamente sul debito degli Stati. L'Europa si attende ora un accordo di pace globale, che rispetti l'indipendenza, la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina, accompagnato da credibili garanzie di sicurezza per l'Ucraina, al fine di scoraggiare future aggressioni russe. L'Unione europea è pronta a contribuire alle garanzie di sicurezza, in particolare sostenendo la capacità dell'Ucraina di difendersi efficacemente, sulla base delle rispettive competenze e capacità, in linea con il diritto internazionale. Un sostegno a Kiev che gli europei definiscono incrollabile. Il braccio di ferro con l'Alto rappresentante Kaja Kallas Le conclusioni del documento del Consiglio europeo sono arrivate dopo un lungo braccio di ferro con l'Alto rappresentante Ue Kaja Kallas che ha ceduto su un punto scoperto che rischiava di far saltare l'intero accordo. Kallas ha infatti rimosso il principio della proporzionalità dei contributi al suo piano di aiuti militari a Kiev, ora rimodulato a 5 miliardi di euro e dedicato alla munizioni di artiglieria, rispetto all'economia dei Paesi partecipanti, benché su base volontaria. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 Meloni, il manifesto di Ventotene e le amnesie della Storia | Il Corsivo di Giovedì 20 Marzo 2025 2:21
Meloni, il manifesto di Ventotene e le amnesie della Storia La presidente del Consiglio Giorgia Meloni conosce la storia europea o fa finta di conoscerla? Le dimande sono legittime dopo ciò che è accaduto ieri davanti ai parlamentari, alla vigilia del Consiglio europeo di oggi. Meloni si è lanciata in una improvvida serie di citazioni del Manifesto di Ventotene, scritto durante il confino imposto dal fascismo, da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, chiudendo con una frase lapidaria e inaspettata per una istituzione del nostro paese: " Questa non è la mia idea di Europa". Le opposizioni sono insorte, la maggioranza ha fatto quadrato intorno alla premier, e la seduta è stata sospesa. Un testo sacro dell'Europa libera. In una sede istituzionale come la Camera dei deputati che doveva autorizzare la posizione del Governo al Consiglio europeo sul piano di riarmo proposto da Ursula von der Leyern, Giorgia Meloni è apparsa più una leader di un partito di estrema destra che una presidente del Consiglio. Non so se Meloni sa che il titolo originario del Manifesto di Ventotene era in realtà "Per un'Europa libera e unita". Per quella idea di Europa centinaia di migliaia di persone sono state arrestate, torturate, assassinate, e altre confinate dal Fascismo: gente come Sandro Pertini, Umberto Terracini, Camilla Ravera, Giuseppe Di Vittorio, gli stessi che anni dopo pensarono di scrivere la nostra Costituzione. Su quella Costituzione Meloni ha giurato, così come tutti i suoi ministri, davanti al Capo dello Stato. Scordare la prerogativa istituzionale della sua posizione, magari per recuperare la compattezza di una maggioranza divisa in tema di investimenti all'industria bellica, sarebbe un po' come venire meno al ruolo che Meloni ha ricevuto dal popolo italiano e dai suoi stessi elettori. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 Trump e Putin trovano l'accordo sul futuro dell'Ucraina | Il Corsivo di Mercoledì 19 Marzo 2025 2:29
Trump e Putin trovano l'accordo sul futuro dell'Ucraina. L'accordo trovato da Trump e Putin dopo una telefonata di un'ora e mezza sul futuro dell'Ucraina pare il primo passo verso una tregua di un mese. I due leader hanno trovato la quadra su alcuni punti generali. Si trovano in sintonia sulla necessità di un cessate il fuoco, sul fatto che questo conflitto debba terminare con una pace duratura, soprattutto stabiliscono l'inizio di un dialogo tra Stati Uniti e Russia almeno nelle relazioni bilaterali. In primis, Putin blocca i raid contro le infrastrutture energetiche ucraine per 30 giorni e invia questo ordine con effetto immediato ai suoi vertici militari. Ucraina e Russia scambiano 175 prigionieri per lato in segno di distensione già a partire da oggi. Saranno programmati a breve negoziati tecnici in Medio Oriente sull'attuazione di un cessate il fuoco marittimo nel Mar Nero, e una pace permanente. La fragile tregua. Quello tra Trump e Putin è il primo di una lunga serie di altri incontri le cui accelerazioni si vedranno sul campo militare e della diplomazia. La pace giusta e però lontana, ma non impossibile. Stati Uniti e Russia concordano una fragile tregua, ma non risolvono le cause che hanno scatenato il conflitto. Certo, molti analisti pensano sia già molto rispetto a tre anni di guerra con morti tra militari e civili, distruzioni di importanti infrastrutture, allarmi sulle centrali nucleari. Così Trump e Putin delineano i paletti oltre i quali questa fragile tregua salterebbe in un sol giorno: Putin, in particolare, chiede di fermare la mobilitazione ucraina e l'invio di armi a Kiev, perché Mosca rileva gravi rischi legati all'incapacità di negoziare da parte di Kiev, che, secondo Putin, avrebbe ripetutamente sabotato e violato gli accordi raggiunti. Ma Zelensky è in pressing e sostiene che il rafforzamento dell'esercito è una "priorità". Intanto salgono a oltre 30 i Paesi pronti alla “coalizione dei volenterosi” di Starmer, e l'Italia potrebbe aderire solo dopo la tregua e con l'Onu, mentre l'Ue cerca l'unità sul piano Kallas per gli aiuti volontari. C'è ancora molto da fare per giungere alla fine della guerra. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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Una memoria non condivisa: Ramelli e Fausto e Iaio. Il 13 ottobre 2022, nel suo discorso di insediamento a Palazzo Madama, Ignazio La Russa aveva ricordato quattro nomi uccisi negli anni Settanta (il commissario Luigi Calabresi, il giovane missino Sergio Ramelli, i ragazzi del Leoncavallo Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci detto Iaio), chiedendo una pacificazione. Per Ramelli c'è una giustizia penale. Per Tinelli e Iannucci non c'è alcun processo. E la memoria resta non non può essere condivisa. I fatti. Il 13 marzo 1975, Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù, venne ucciso a colpi di chiave inglese da uno spezzone del servizio d'ordine di "Avanguardia Operaia", sotto la sua abitazione milanese. Morì il 29 aprile dello stesso anno. Per il suo assassinio si tenne un processo con sentenza passata in giudicato: i responsabile dell'aggressione vennero identificati dieci anni dopo l'aggressione durante l'inchiesta dell'allora giudice istruttore Guido Salvini. Il 18 marzo 1978, sempre a Milano, nel quartiere Casoretto, due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro e l'uccisione degli uomini della sua scorta, un commando di killer formato da tre persone con ogni probabilità giunti da Roma, aiutati da altri camerati di Milano, ammazzano con otto colpi di pistola Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci, due ragazzi che frequentavano il Centro sociale Leoncavallo. Un duplice omicidio senza colpevoli. Le indagini iniziarono male e proseguirono ancora peggio. Numerosi magistrati aprirono e chiusero il fascicolo, fino all'archiviazione del Gup Clementina Forleo del 2000: "Pur in presenza dei significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva ed in particolari degli attuali indagati, appare evidente allo stato la non superabilità in giudizio del limite appunto indiziario di questi elementi, e ciò soprattutto per la natura de relato delle pur rilevanti dichiarazioni". Dal gennaio 2024 si è aperta l'ultima inchiesta della Procura di Milano su richiesta dell'intero consiglio comunale di Milano e del sindaco Sala. Un paese civile darebbe ai familiari di Fausto e Iaio non solo una verità storica, ma anche un processo, una giustizia, anche molti anni dopo, per uno dei tanti, troppi omicidi politici e stragi rimasti irrisolti, con assassini ancora impuniti. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 La piazza che divide la sinistra in cerca di una identità | Il Corsivo di Lunedì 17 Marzo 2025 2:01
La piazza che divide. Pietro Nenni, uno dei padri del socialismo italiano, dopo le elezioni del 18 aprile 1948 vinte a man bassa dalla Democrazia Cristiana contro il Fronte popolare, aveva declamato una frase che dipingeva in modo preciso la difficile ricerca dell'unità della sinistra italiana: piazze piene, urne vuote. Nel corso di 77 anni della storia italiana, queste parole sono state spesso evocate per smorzare i facili entusiasmi, dinanzi ai più vistosi momenti di mobilitazione popolare. È vero che in alcuni passaggi storici, le piazze piene della sinistra hanno trovato un riscontro nelle urne, ma per diversi decenni non è più accaduto, così come dal 22 settembre 2022, da quando cioè la destra è andata al potere. La sinistra in cerca di una identità. Sabato pomeriggio due piazze si sono riempite a Roma, piazza del Popolo e piazza Barberini, ma le urne restano sempre più aride e l'orizzonte dei partiti che potenzialmente fanno riferimento a quelle piazze appare ancora fosco. I leader che compongono la frammentata e rissosa coalizione di centrosinistra, e di sinistra, si sono affacciati alla piazza in cerca di visibilità, per tentare di colmare il vuoto tra il loro elettorato e la crisi di rappresentanza politica. Si sono viste le bandiere di una Europa che approva un investimento di 800 miliardi nel settore degli armamenti e quelle della pace. Ognuno ha portato in quelle piazze le sue idee di Europa, ma anche le contraddizioni nette, radicali, tra un mondo proiettato verso la guerra permanente, uno che continua a credere ad una pace vera e uno che sta a guardare dalla finestra. Per dirla come il prof. Francesco Barbera nel suo libro 'Piazze vuote, Ritrovare gli spazi della politica', “il distacco tra partiti e fermento sociale è anche dovuto a un meccanismo di auto-esclusione dovuto al intrinseca gratificazione che queste esperienze trasmettono a chi le anima… È, in altri termini, il buon funzionamento della micro-politica che può contribuire a disincentivare la presa in carico in prima persona dell’azione nella politica istituzionale”. "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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1 Putin apre alla tregua solo se porta a pace duratura. Consultazioni con gli Stati Uniti | Il Corsivo di Venerdì 14 Marzo 2025 2:26
Putin apre alla tregua solo se porta a pace duratura. Consultazioni con gli Stati Uniti. Una tregua in Ucraina dovrebbe portare ad una pace a lungo termine e affrontare le cause di fondo del conflitto. E' il pensiero di Vladimir Putin che però parla di questioni rimaste aperte da risolvere solo con gli Stati Uniti. E quelle che Putin definisce sfumature sono i territori, soprattutto il Kursk dove gli ucraini sono isolati e la regione è nelle mani russe. Per il Kursk il presidente russo lancia un ultimatum agli ucraini: arrendersi o morire. E fa impressione perché proprio 80 anni fa, Sandro Pertini l'aveva utilizzata contro i nazifascisti intorno al 25 aprile: arrendersi o perire. Per il consigliere diplomatico di Putin, Yuri Ushakov, la proposta di cessate il fuoco di 30 giorni deve essere modificata per tenere conto degli interessi della Russia, e rappresenta solo l’approccio dell’Ucraina: secondo Mosca si tratta di misure affrettate che non contribuiscono ad una soluzione duratura. Le trattative tra Russia e Stati Uniti. Donald Trump ha mandato a Mosca l’inviato degli Stati Uniti Steve Witkoff che formalmente tratta con Putin e i suoi consiglieri a porte chiuse, ma solo una telefonata tra il presidente americano e il leader russo risolverà i tanti punti ancora scoperti. Putin vuole la assicurazione che l'Ucraina dovrà restare fuori dalla Nato, che oltre al Kursk e alla Crimea, i territori orientali, ora parzialmente occupati, vengano restituiti a Mosca, che l'Ucraina non dovrà sfruttare un'eventuale tregua per riarmare i propri arsenali, che la tregua finale scatti l'esatta fotografia della situazione militare sul campo. Trump prosegue invece la politica dei due forni. Da una parte tratta con Kiev, dall'altra con Mosca, escludendo ancora una volta l'Europa e l'Alleanza atlantica ormai sempre più abbandonata da Washington e lasciata nelle mani dei paesi europei, della Turchia. Intanto Putin si chiede: chi controllerà la tregua? Il fronte è lungo svariati chilometri. Perché hanno bisogno di 30 giorni, per la mobilitazione o la fornitura di armi all’Ucraina? "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. ___________________________________________________ Ascolta altre produzioni di Giornale Radio sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornale_radio_fm/?hl=it…
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